News Archivi - Poliplast Polistirolo
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News

Il film estensibile è una pellicola plastica, resistente ed elastica utilizzata per proteggere e assicurare unità pallettizzate.

L’estensibile manuale è uno dei prodotti più utilizzati nel settore dell’imballaggio perché, grazie alla sua forza di serraggio, dà maggiore stabilità al carico, è di facile utilizzo e, poiché si adatta alle dimensioni del bancale, è molto versatile.

Poliplast ha a disposizione diversi tipi di film estensibile manuale e, il suo utilizzo, varia in base alla tipologia di merce che bisogna proteggere. Quale film estensibile scegliere, quindi, per la protezione dei tuoi pallet?

Quale film estensibile scegliere: trasparente o colorato?

L’estensibile trasparente permette la visibilità del contenuto caricato sul pallet e agevola la lettura delle etichette, codici e di documenti di accompagnamento.

L’estensibile colorato, di colore bianco latte, è utile per non rendere facilmente riconoscibile il tuo pallet.

Inoltre, Il film estensibile bianco garantisce una discrezione massima, perché nascondere perfettamente il contenuto del pallet e non attira l’attenzione su ciò che è stoccato. Questo trucchetto è molto utile per i prodotti più costosi.

Ecco i nostri formati disponibili:

 

  • Bobine alte 50cm = il prodotto in questo formato è disponibile in colore neutro (trasparente) e bianco latte. Il prodotto è venduto solamente in scatole e, ogni confezione, contiene al suo interno 6 bobine alte 50cm. Il peso di una bobina è di 2,83 KG. Il peso di una confezione è di 17kg circa.

 

  • Bobine alte 12,5cm = il prodotto in questo formato è disponibile solo in colore neutro (trasparente). Il prodotto è venduto in bobine singole alte 12,5cm. Il peso di una bobina è di 2 KG circa.

 

Visita il nostro shop per richiedere la tua bobina di estensibile manuale, oppure contattaci via email a info@poliplastpolistirolo.it

Devi organizzare un trasloco ma non sai come imballare i piatti, bicchieri e prodotti fragili?
Improvvisare non è un’opzione! Trattandosi di oggetti molto fragili, c’è il rischio che si scheggino, o peggio, che si rompano durante il trasporto.
Ecco perché abbiamo deciso di darvi qualche dritta sul corretto imballaggio di prodotti e materiale fragile.

L’utilizzo del giusto tipo di scatola per imballare porcellane, bicchieri e oggetti di vetro durante il trasloco può garantire un trasporto sicuro di questo prezioso carico.

Ma come scegliere il giusto packaging?

 

Consigliamo di cercare e munirsi di scatole cartone resistente e spesso per assorbire gli urti del viaggio e proteggere le stoviglie; oppure munirsi di confezioni e box in polistirolo con uno spessore adatto di almeno 2,5 – 3 cm. Prima di imballare i singoli prodotti consigliamo di adagiare sul fondo della confezione, e sui lati, del pluriball per creare un cuscinetto protettivo tra la confezione e il prodotto.

Ora è il momento di mettere in sicurezza il contenuto!

La regola generale è separare ciascun elemento in modo tale che non subiscano urti e danni durante il trasferimento.

Vediamo come fare passo passo:

  • per prima cosa, utilizzare il pluriball o altro materiale morbido sul fondo della scatola e sui lati come già anticipato;
  • ricoprire i singoli prodotti con un leggere stato di pluriball o altro materiale morbido
  • impilare gli elementi l’uno sull’altro;
  • posizionare le pile sui lati fino a riempire l’intera scatola ;
  • non lasciare spazi liberi nella scatola! Cerca di sfruttare ogni spazio con i prodotti che vuoi trasportare
  • se all’interno della scatola compaiono degli spazi vuoti, riempirli con della carta o ulteriore pluriball;
  • etichetta il lato superiore ed inferiore della scatola dopo averla sigillata; in questo modo saprai sempre qual è il verso corretto di apertura;
  • applicare l’etichetta ‘fragile‘ e mettere da parte la scatola.

In caso di trasloco per brevi distanze invece, potresti anche decidere di utilizzare una valigia come contenitore di alcuni piatti e elementi fragili.

Vediamo come trasportarli in modo sicuro!

Per prima cosa, utilizza abiti in tessuto morbido per sostenere il fondo della valigia.
Avvolgi delicatamente ciascun elemento nel pluriball ma senza stringere troppo, o rischieresti di danneggiarli. Separa i vari “strati” che si andranno a creare, con i vari prodotti, con ulteriore strato di pluriball o con un ulteriore abito morbido.

Per finire, se ti dovessi accorgere che la distribuzione del peso non è corretta in un punto qualsiasi della borsa o della valigia, apporta le modifiche necessarie fino a raggiungere l’equilibrio e la pressione desiderati sugli oggetti all’interno.

Punti chiave:

– Smista le cose di valore! L’ideale è creare confezioni con prodotti dello stesso valore e non alla rinfusa!

– Crea sempre uno strato protettivo tra il fondo e i lati della scatola prima di inserire la merce

– Ricorda di avvolgere sempre i singoli elementi e sigillare le scatole su una superficie piana: eventuali imperfezioni dovute alla mancanza di comfort durante il processo potrebbero causare il danneggiamento della merce

– Una volta posizionato tutto il materiale all’interno delle scatole, lascia solo una minima quantità di spazio libero, poi riempilo con pluriball o carta di giornale.

– Sigilla correttamente la scatola con nastro adesivo dopo aver rifinito lo strato superiore con pluriball ed etichettala come ‘fragile’.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto come imballare correttamente piatti, bicchieri e oggetti fragili di arredo per il tuo prossimo trasloco. Se dunque sei alla ricerca del giusto materiale da imballaggio visita la sezione “imballaggi” del nostro shop online.

E’ possibile spedire un pacco senza conoscere le dimensioni e il peso?
Non è impossibile, ma diciamo che non è esattamente la scelta migliore.

Il motivo è molto semplice: i costi di spedizione sono vincolati al peso e volume dell’articolo. Quindi, scegliere un pacco delle dimensioni sbagliate non solo potrebbe danneggiare il prodotto durante il trasporto, ma anche rivelarsi una spesa indesiderata (e che si poteva evitare).

Come preparare e misurare un pacco prima della spedizione in tre semplici step.

1) Come misurare un pacco

Ricordatevi che le scatole hanno tre misure fondamentali:

  • la lunghezza, che è la parte più lunga della scatola;
  • lalarghezza, la parte più corta della scatola;
  • l’altezza, che si ottiene misurando la dimensione verticale della scatola.

Quando si prendono le misure di una confezione solitamente si annotano in centimetri anche se, alcuni corrieri, richiedono le misure in millimetri. È importante ricordarsi che, durante la misurazione, bisogna seguire l’ordine: lunghezza x larghezza x altezza. Ci teniamo inoltre a precisare che dobbiamo distinguere le misure interne di una scatola di cartone, che sono le dimensioni utili della scatola e quelle che si possono utilizzare per riporre gli oggetti, e le misure esterne, che sono le dimensioni della scatola una volta chiusa e che interessano il nostro caso.

Infatti queste ultime vengono utilizzate per calcolare le spese di spedizione, poiché i corrieri tengono conto del volume esterno, che è il più grande.

 

E quindi come si misura una scatola da spedire?

Il volume di una scatola è il risultato di lunghezza x larghezza x altezza.

Per calcolare il volume delle scatole le misure più utilizzate sono i centimetri cubi (cm3) e i litri.

 

Vediamo un esempio di come dovrebbe essere calcolato in cm3:

60 x 50 x 30 cm = 90.000 cm3

 

Per calcolare il volume in litri, invece, occorre dividere il risultato per 1.000:

60 x 50 x 30 cm = 90.000 / 1.000 = 90 L

 

A questo punto, sai come prendere le misure di una scatola e, una volta chiarite queste ultime, il nostro consiglio è di non scegliere una scatola troppo ‘giusta’ per il prodotto.

“Perché?” Ti starai chiedendo; è semplice: lasciare tra uno e due centimetri di spazio serve a fare in modo che le dita possano entrare e l’articolo possa essere rimosso facilmente.

2) conoscere il peso del pacco e il peso volumetrico

In genere il peso è il fattore principale che determina la tariffa di spedizione.

Per ottenere un peso corretto, è necessario pesare il pacco con tutti gli articoli e il contenuto imballato all’interno… si sembra una banalità ma va detto! Inoltre se si tratta di un pacco grande, e non disponi di una bilancia adeguata, sappi che è possibile farlo presso una struttura di trasporto o un ufficio postale.

 

A questo punto è probabile che ti stia ponendo una domanda: “È possibile pesare un pacco con una bilancia da cucina o da bagno?”

La risposta è “NI”.

Sarebbe preferibile utilizzare una bilancia postale. La maggior parte delle bilance da cucina viene utilizzata per pesare quantità di cibo molto piccole e leggere, mentre quelle da bagno, invece, sono più adatte a pesare gli esseri umani adulti, quindi potrebbero fornire risultati imprecisi e approssimativi.

 

C’è un altro aspetto da prendere in considerazione: il peso volumetrico.

Quando si spedisce una merce, è essenziale calcolare anche questo valore, poiché determinerà il costo della spedizione.

Questo peso indica lo spazio effettivo che l’imballaggio del prodotto occupa nel mezzo di trasporto ed è un indicatore più importante del peso effettivo.

A volte può capitare di dover spedire pacchi di grandi dimensioni, che occupano molto spazio, ma pesano poco; come ad esempio piccoli oggetti di grande valore che necessitano di un imballaggio protettivo.

In questo caso dovresti calcolare il costo della spedizione in base al peso volumetrico del pacco.

 

Per calcolare il peso volumetrico del pacco devi:

1) moltiplicare la lunghezza X per l’altezza X la larghezza (in cm);

2) dividere il risultato per 5.000.

 

Ecco un esempio pratico.

Devi spedire un pacco che pesa 8 kg, ma le sue dimensioni sono 40 cm x 30 cm x 50 cm.

Quindi:

40 x 30 x 30 x 50 / 5.000 = 12

Il risultato sarà pari a 12 kg di peso volumetrico.

3) reperire il materiale da imballaggio adatto

 

Non è sempre facile trovare il materiale da imballo di qualità… Ma ovviamente noi di Poliplast abbiamo la soluzione che fa al caso tuo!

Poliplast vanta un’esperienza di più di quarant’anni nel settore e abbiamo tutto ciò che ti serve per proteggere i tuoi prodotti: trucioli, patatine, buste, angolari e polistirolo tagliato su misura per ogni necessità!

 

Visita il nostro shop-online per scoprire i nostri prodotti e, se hai necessità di realizzare elementi su misura non esitare a contattarci! Il nostro team sarà lieto di aiutarti a soddisfare ogni esigenza.

Cosa significa imballaggio primario e qual è la differenza rispetto al secondario e al terziario?

 

Spesso confondiamo il packaging (confezione) primario e quello secondario, perché la differenza è molto labile, e una spiegazione poco chiara rischia solo di generare ulteriore confusione.

Cercheremo dunque di fare maggiore chiarezza in merito in questo articolo.

— Differenza tra imballaggi primari, secondari e terziari —

Concetto di imballaggio e funzioni in un magazzino

Il concetto di imballaggio fa riferimento agli elementi che proteggono le merci per il loro trasporto, stoccaggio e movimentazione.

Durante i processi della catena di fornitura, i prodotti sono quindi esposti a una serie di potenziali rischi che l’imballaggio deve ridurre al minimo.

I rischi possono essere dovuti a condizioni ambientali, a errori di movimentazione, al deterioramento dello stoccaggio o ad altro, come furti e rapine. Questi rischi possono variare in modo significativo a seconda del tipo di carico stoccato.

Le principali funzioni di stoccaggio nella catena di approvvigionamento possono quindi essere riassunte in quattro punti chiave:

1) proteggere le merci in tutte le fasi della catena;

2) facilitare la movimentazione dei prodotti con un corretto raggruppamento;

3) comunicare le caratteristiche delle merci per garantirne la giusta movimentazione;

4) l’imballaggio ha anche la funzione di comunicare e fidelizzare il cliente finale, promuovendo l’immagine del marchio dell’azienda.

Imballaggio primario

L’imballaggio primario è quello che entra in contatto diretto con il prodotto stesso! Ma facciamo un esempio concreto prendendo in analisi una confezione di cereali;

Stando alla definizione data, una scatola di cereali non è considerata un imballaggio primario ma il sacchetto all’interno della scatola sì, perché è la parte che contiene effettivamente il contenuto della scatola. Se i cereali fossero contenuti direttamente nella scatola, potrebbero con facilità diventare stantii e venire alterati da fattori esterni, il che potrebbe degradarne il gusto, la consistenza e la struttura. Il compito principale dell’imballaggio primario è dunque proteggere e conservare il prodotto all’interno.

Utilizzando l’esempio dei cereali di cui sopra, l’imballaggio primario comprende, in realtà, non solo il sacchetto in cui sono contenuti i cereali, ma anche la scatola in cui il sacchetto è conservato.

 

Possiamo definire imballaggio primario il packaging con il quale il prodotto viene normalmente acquistato.

Sono considerati imballaggi primari:

  • cartoni del latte;
  • lattine di birra;
  • bottiglie di plastica per detersivi;
  • sacchi per l’imballaggio del calcestruzzo;
  • scatole di cartone per mobili.

Imballaggio secondario

L’imballaggio secondario viene utilizzato per raggruppare una certa quantità di prodotti in un’unità facile da identificare, con lo scopo di poterli rintracciare più facilmente.

Le spedizioni di prodotti più piccoli vengono spesso effettuate utilizzando l’imballaggio secondario.

L’imballaggio stesso può essere composto da diversi pezzi singoli, tra cui:

  • la scatola;
  • l’imbottitura interna;
  • i separatori di prodotti;
  • i rinforzi per evitare lo schiacciamento o l’ammaccatura della scatola;
  • etc, etc

Per la maggior parte delle persone, l’imballaggio secondario è ciò che viene in mente quando si pensa all’imballaggio vero e proprio. Tutto, dalle confezioni di marca per l’e-commerce che si ricevono per posta alle scatole personalizzate che tappezzano gli scaffali di un negozio al dettaglio, fa parte del livello di imballaggio secondario.

 

Riprendendo l’esempio dei cereali: l’imballaggio secondario è la scatola che contiene l’insieme di scatole di cereali personalizzate, da immagazzinare in un deposito, prima di andare sugli scaffali dei negozi.

 

Esistono anche dei casi dove, l’imballaggio primario e quello secondario, si “uniscono” (sovrappongono) per attirare l’attenzione del consumatore!

Ad esempio, i negozi spesso ricevono dei DVD all’interno di una scatola che funge anche da espositore. La scatola serve come imballaggio secondario per proteggere l’articolo, ma anche come imballaggio primario per la vendita al dettaglio per attirare l’attenzione del consumatore, anche se la custodia del DVD è il modo in cui il film viene consegnato al consumatore.

Imballaggio terziario

L’imballaggio terziario viene spesso identificato come imballaggio per merci sfuse o imballaggio di transito.

Viene principalmente utilizzato per trasportare un numero maggiore di merci in modo sicuro e protetto fino a destinazione; quindi, riprendendo il nostro esempio, immagina diverse scatole di cereali che arrivano su pallet presso i centri di distribuzione.

Questa tipologia di imballaggio facilita:

1) la movimentazione;

2) l’immagazzinamento;

3) la spedizione di merci come unità singole e autonome.

 

Spesso, l’imballaggio terziario è rivestito da diverse scatole di cartone raggruppate insieme con una pellicola elastica, comunemente noto come estensibile, per evitare che l’imballaggio venga spostato e urtato durante il trasporto.

Nella maggior parte dei casi i consumatori non vedono l’imballaggio terziario, perché spesso viene utilizzato solo per aggiungere un ulteriore strato di protezione all’imballaggio secondario e per raggruppare spedizioni più grandi per immagazzinare e recuperare facilmente le referenze.

 

Abbiamo quindi spiegato, in maniera dettagliata, la differenza tra imballaggio primario, secondario e terziario… E, se sei arrivato a leggere fino a qui, non ci resta che chiederti: Sei alla ricerca di materiale di qualità per proteggere i tuoi prodotti, i tuoi beni personali per traslochi o spedizioni? Se si visita il nostro shop-online oppure contattaci via email per ogni necessità!

Se avete in mente altri metodi e tecniche di decoro fatecelo sapere! Pubblicate alcune foto delle vostre creazioni e taggateci su Facebook e Instagram!

Le sigle stampate sui packaging degli oggetti che utilizziamo ogni giorno sono dei simboli che permettono di riconoscere in modo chiaro ed immediato il tipo di materiale del quale è costituito un oggetto riciclabile. Non tutti i paesi del mondo hanno adottato gli stessi simboli, anche se molto spesso questi si somigliano. Oggi vedremo insieme i codici di riciclaggio (più frequenti) vigenti in Italia.

Il codice del riciclo FOR50 indica il legno.

Gli imballaggi in legno sono soprattutto imballaggi terziari o per il trasporto. La tipologie di imballaggio in legno più usate sono i pallet o le bobine dove si avvolgono i cavi. Il sughero ha invece il codice FOR51. E’ un materiale 100% riciclabile e riutilizzabile e il principale utilizzo che se fa, come tutti sappiamo, è per la realizzazione di tappi.
Il triangolino con PAP20 si riferisce al cartone ondulato, tipicamente usato per scatoloni e imballaggi. Il simbolo PAP21, invece, indica il cartone non ondulato, spesso utilizzato per le confezioni alimentari. I rifiuti con questo simbolo vanno differenziati nel bidone della CARTA.

Il codice del riciclo PS6 indica il polistirolo, il materiale principe della nostra attività e va gettato nella PLASTICA.

 

➡  Tutti gli imballi che riportano la sigla LDPE4 (che sta per LOW DENSITY POLIETILENE) sono differenziabili nella plastica, così come i suoi fratelli HDPE (che indica imballaggi High Denstiy Polietilene) e PE (che indica imballaggi in Polietilene).
Alcuni esempi di imballaggi con cui lavoriamo, che riportano la sigla LDPE sono: lacci per legatura, film per fogli, film per buste, film per bobine, estensibili manuale, bocciare standard.

 

Tutti gli imballi che riportano la sigla HDPE2 (che sta per HIGH DENSITY POLIETILENE) sono differenziabili nella plastica, così come i suoi fratelli LDPE (che indica imballaggi High Denstiy Polietilene) e PE (che indica imballaggi in Polietilene). Alcuni esempi di imballaggi con cui lavoriamo, che riportano la sigla HDPE2 sono: polietilene accoppiato, cartone e bocciolare accoppiato.

Ricordatevi sempre di verificare le disposizioni del vostro Comune per la gestione dei rifiuti!

POLISTIROLO ESTRUSO O ESPANSO? CARATTERISTICHE TECNICHE DI UN VALIDO ISOLANTE TERMICO

Polistirolo o polistirene? Espanso o estruso? Perché sceglierlo come isolante? Vediamolo insieme!
Conosciuto con il nome di polistirolo, il polistirene è tra i materiali più utilizzati in edilizia per via della sua versatilità e per le prestazioni tecniche.

Polistirolo o polistirene?
Il polistirolo è uno dei materiali più utilizzati in campo edile; questo perché, date le sue caratteristiche, è in grado di isolare termicamente la struttura.
Il polistirolo viene spesso chiamato polistirene generando confusione sul materiale… infatti sono sinonimi! Si tratta dello stesso prodotto!

Quando si parla di polistirene ci si riferisce a un materiale che si ottiene dallo stirene, in seguito a un processo di polimerizzazione; inoltre il polistirene viene differenziato anche in base alla tipologia di produzione: troviamo quindi il polistirene estruso oppure espanso.

 

Differenza tra polistirolo espanso e estruso

Polistirolo espanso o estruso sono due tipologie di materiale con caratteristiche simili tra di loro, ma che tuttavia presentano alcune importanti differenze.

Polistirolo espanso:

Il polistirolo espanso è uno dei materiali più utilizzati per l’edilizia ed anche uno dei più efficaci, in grado di garantire un notevole isolamento termico. Viene anche segnalato con la sigla EPS e si ottiene partendo da piccole sfere di polistirene, le quali verranno messe poi a contatto con del vapore acqueo e pentano, per poi essere compresse in appositi stampi. Il pentano, che per caratteristiche risulta essere insolubile in acqua, viene diffuso all’interno delle sfere.

Il successo del polistirolo espanso è dovuto alla sua grande efficienza ed efficacia, in quanto garantisce all’edificio un ottimo isolamento termico e comfort. Nonostante si tratti di un materiale piuttosto rigido presenta un peso modesto e limitato ed è quindi utilizzato per realizzare pannelli isolanti.

Il suo grande successo è dovuto senza dubbio alle sue caratteristiche:

  • Ottime caratteristiche isolanti termiche
  • Ottima traspirabilità che gli consente di contrastare la formazione della muffa
  • Molto duraturo
  • Assorbe gli urti grazie alla sua elasticità
  • Impermeabile
  • Atossico, leggero e anallergico
  • Riciclabile
  • Compatibilità con cementi e differenti trattamenti
  • Peso ridotto che ne agevola lo stoccaggio e gli spostamenti

 

Polistirolo estruso:

Il polistirolo estruso è a sua volta un materiale estremamente efficace e molto utilizzato per garantire l’isolamento termico; le differenze con l’espanso sono dovute principalmente al differente processo di lavorazione; il polistirolo estruso si presenta come un materiale più compatto e robusto e, per questo motivo, più pesante e meno elastico dell’espanso.

Nonostante garantisca meno comfort e meno facilità di spostamento rispetto all’espanso il polistirolo estruso risulta particolarmente indicato per chi è alla ricerca di un’estetica migliore perché presenta una superficie molto più rifinita e liscia.

Questa tipologia di materiale viene indicata con la sigla XPS; per la produzione dell’estruso i granelli vengono inseriti in un estrusore per poi essere sottoposti a forte pressione per dare vita a delle vere e proprie lastre.

Perché scegliere il polistirolo come isolante per le proprie abitazioni?

Il polistirolo è indicato per isolare in maniera efficace la propria abitazione; in particolare l’EPS risulta essere molto utilizzato anche perché riesce a garantire un ottimo rapporto tra qualità e prezzo. Viene prodotto principalmente in lastre, ma può anche essere tagliato e modellato su misura, e viene utilizzato soprattutto per:

  • Isolare tetti a falde e tetti piani
  • Garantire l’isolamento termico dei solai
  • Isolare pareti verticali in intercapedine e dall’interno
  • Ridurre i ponti termici
  • Isolare il pavimento e soffitti

Quelle indicate sono ovviamente sono alcune aree di applicazione di questo materiale, che grazie al suo ampio impiego e alle sue caratteristiche, viene anche sfittato per realizzare lastre per l’isolamento a cappotto.

Lastre per l’isolamento a cappotto

Quando parliamo di isolamento a cappotto facciamo riferimento a uno dei metodi più comuni in assoluto per isolare abitazioni, edifici e industrie, sia di nuova realizzazione sia già esistenti. Il principale componente dell’isolamento è costituito dall’EPS (polistirene espanso). Il cappotto è infatti composto da lastre in EPS, collante e una rete di armatura.

A cosa serve il cappotto? Le sue funzioni principali sono:

  • Ottima capacità di isolamento termico
  • Protezione contro gli agenti atmosferici
  • Favorisce il risparmio energetico
  • Contribuisce alla riduzione dell’inquinamento
  • Atossico e ottimo alleato contro le muffe

Il polistirolo in edilizia è quindi un eccellente isolante per pareti a cappotto, riscaldamento a pavimento e tetti ventilati. Inoltre è un materiale amico dell’ambiente perché atossico e riciclabile al 100%; garantisce un alto comfort abitativo, oltre che a una forte riduzione degli sprechi energetici con un minore impatto ambientale.

L’isolamento a cappotto con polistirolo viene prodotto utilizzando delle lastre in EPS tagliate a misura, che vengono applicate all’interno del muro e nell’intercapedine. Il polistirolo, oltre a offrire una protezione dal caldo e dal freddo, è traspirante e idrorepellente, perciò è un ottimo rimedio contro la formazione di muffe. La sua resistenza ad agenti patogeni, muffe e umidità rende quindi i pannelli di polistirolo tra i materiali più duraturi; infatti anche a distanza di moltissimo tempo le proprietà isolanti rimangono invariate.

Dall’imballaggio, alle scenografie, passando per le decorazioni all’elettronica: il polistirolo può essere utilizzato per realizzare batterie ricaricabili più efficienti e durature!

Sembra impossibile vero? Ma dopo la scoperta del super-verme che mangia il polistirolo (inserire link precedente articolo) siamo pronti ad accogliere nuove notizie a braccia aperte!

Dovete infatti sapere che, un gruppo di scienziati dell’Università americana di Purdue nell’Indiana, ha messo a punto un metodo per convertire Chips (le classiche “patatine”) di polistirolo in micro-fogli e nanoparticelle di carbonio da utilizzare per gli anodi delle batterie al litio. Una nuova scoperta nel settore “green” che promuove il riciclo di un materiale che, se non viene trattato consapevolmente, può risultare altamente inquinante.

I ricercatori americani hanno presentato i risultati del loro studio in occasione del summit della American Chemical Society.

Trasformando così l’eps in micro-fogli e nanoparticelle di carbonio, gli scienziati hanno ottenuto batterie ricaricabili con una capacità di memoria (durata) superiore a quella della grafite, il materiale più usato per la realizzazione degli anodi. La capacità di accumulare energia sarebbe superiore del 15%.

L’obiettivo è quello di riuscire ad aprire la scoperta all’uso commerciale nel giro di pochi anni.

Il ricercatore Vinodkumar Etacheri spiega “il polistirolo è un materiale leggero ma occupa molto

spazio e i costi del trasporto verso i centri di riciclaggio sono elevati. Al di là del 10% che negli Usa viene riutilizzato e riciclato, il resto finisce in discariche con rischi per l’ambiente per via della presenza di sostanze chimiche” – contenute anche nelle versioni più eco-friendly di queste “sfere” – che possono contaminare gli ecosistemi.

“In una discarica sostanze potenzialmente nocive presenti nelle palline di polistirolo come metalli pesanti, cloruri e ftalati, possono facilmente filtrare nell’ambiente e deteriorare il suolo e la qualità dell’acqua”.

Non più solo spazzatura: il polistirolo si eleva ulteriormente al rango di materiale riciclabile (scopri i nostri precedenti articoli per saperne di più sul riciclo) e vive così un’ulteriore chance; la prossima frontiera, per le batterie, potrebbe essere del polistirolo!

La manifestazione è giunta alla sua seconda edizione e punta sempre più in alto! Pesaro Challenge si svolge a Pesaro, Città Europea dello Sport, Capitale Europea della Cultura 2024.

Tre giorni ricchi di Sport e tanta energia nella bellissima cornice del lungomare cittadino, dalla Palla di Pomodoro a Baia Flaminia con tantissime iniziative. Sarà possibile fare sport in libertà, partecipare a lezioni, provare tante nuove discipline, gustare street food, in un ambiente che punta al benessere.

La manifestazione avrà come sede principale Piazzale della Libertà, nel Villaggio Pesaro Challenge cuore pulsante dell’evento, ma si svolgeranno tantissime attività anche nel lungo mare, al Campo di Marte e sul monte San Bartolo con intrattenimento e un programma tutto da scoprire come:

Attività a 6 Zampe, 1° Plogging, giro accompagnato in Mountain Bike, Trekking sul San Bartolo, Gara di Nuoto in acque libere, Moto Terapia, Marcia e Nuota, Vela e Canoa, Torneo Calcio inclusivo, Mini Volley, Tennis, Arrampicata, Baseball, Laboratori interattivi. Scherma laser, Atletica con prove di sprint, in pista con Carrera Toys, Balla con noi… e molto ancora.

Poliplast, credendo nei valori che questa manifestazione vuole trasmette, ha deciso di collaborare nuovamente all’evento con un suo contributo unico!

Noi di Poliplast abbiamo già realizzato e progettato totem in polistirolo da esporre durante l’evento, la scritta “Pesaro Challenge” gigante, di quasi 8 metri di lunghezza, da esporre sul palco principale della manifestazione… ma quest’anno abbiamo aggiunto ulteriori elementi per rendere la manifestazione ancora più unica! I nuovi elementi realizzati sono:

  • nr. 2 podi per le premiazioni
  • nr. 2 backdrop per l’esposizione degli sponsor principali
  • nr. 2 loghi “Pesaro Challenge” in formato ridotto da trasportare facilmente
  • nr. 2 Totem Poliplast per mostrare a tutti di cosa siamo capaci!

Tutti gli elementi sono stati realizzati mantenendo un’immagine visiva coordinata con i loghi ufficiali della manifestazione! Sarà inoltre nuovamente presente il totem di LeoMarameo, in versione detective, realizzato da Poliplast per Escudo ASD.

Vi invitiamo a cercare, e a fotografarvi, assieme alle nostre creazioni all’interno della manifestazione, che si terrà il 2-3-4 Settembre 2022!

scopri di più con la brochure dell’evento! Clicca qui per scaricarla (inserire pdf da scaricare)

Simile alla larva della farina, ma di stazza superiore, è chiamato anche Superverme per via del suo “super – potere”: mangia la plastica! Per la precisione, sembra essere ghiotto di polistirolo.

I primi a notarlo, qualche anno fa, sono stati un gruppo di studenti filippini di una scuola superiore. Da allora, le larve di Zophobas Morio, sono diventate motivo di studio per via della loro capacità di cibarsi di polistirene. Secondo una serie di nuove ricerche, tra cui quella dell’Università australiana del Queensland, sarebbe possibile sfruttare queste capacità per costruire impianti di smaltimento di plastica.

Il “talento” di queste larve è stato messo alla prova da Chris Rinke e i ricercatori della School of Chemistry and Molecular Biosciences dell’Ateneo australiano. Le larve di Zophobas Morio crescono mangiando una varietà di cose, ma principalmente crusca di frumento e altri cereali.

Come per tutte le larve, il loro ciclo di vita, prevede che a un certo punto formino un bozzolo trasformandosi in pupe, per poi ripresentarsi sotto forma di individuo adulto. Nel loro caso, un coleottero nero. Tuttavia si è scoperto che questo accade se restano isolate mentre, se allevate in grandi gruppi, restano larve e continuano a mangiare.

I ricercatori hanno quindi realizzato un esperimento su tre gruppi di larve; il primo è stato nutrito per tre settimane con crusca, il secondo gruppo solo con polistirolo e il terzo è stato lasciato a digiuno.

Stando ai risultati, presentati in un documento pubblicato nella rivista Microbial Genomics, “le larve che si sono cibate di polistirolo non solo sono sopravvissute, ma hanno anche preso un po’ di peso” – sostiene il coordinatore del team – “questo comporta che i vermi possono ricavare energia dal polistirene, più probabilmente con l’aiuto dei microbi al loro interno”.

I ricercatori hanno utilizzato una tecnica chiamata metagenomica per trovare svariati enzimi codificati che hanno la capacità di degradare il polistirene e lo stirene. Anche se il polistirolo, da recenti studi, sembra possa degradarsi in “appena” un centinaio di anni alla luce solare, loro possono fare lo stesso in pochi giorni.

superverme

E se queste larve sono, stando alle parole di Rinke, come “piccoli impianti di riciclo, che sminuzzano il polistirene con le loro bocche e poi li danno in pasto ai batteri nelle loro pance”, noi possiamo studiarli per creare qualcosa di simile, ma più in grande.


Potremmo infatti sminuzzare il materiale e poi darlo in pasto agli enzimi replicati grazie allo studio del Zophobas morio; facendo così crescere i batteri intestinali in laboratorio per testare ulteriormente le loro capacità di degradare il polistirene e “aumentare questo processo a un livello richiesto per un intero impianto di riciclaggio”, ha affermato Jiarui Sun, dottoranda e seconda firma dello studio.

E cosa resta in fondo a questo processo? Secondo Rinke “i prodotti di degradazione di questa reazione possono essere utilizzati da altri microbi per creare composti di alto valore come le bioplastiche”.

Questa scoperta ci insegna che, dalla natura, possiamo ancora imparare tanto per migliorarci e salvaguardare il nostro ambiente! Non dobbiamo mai smettere di studiare ed accrescere il nostro sapere.

Fonte: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2022/06/10/news/supervermi_mangia_polistirolo-353272552/

Per favorire la riduzione dell’impatto ambientale, nella filiera del polistirolo, Poliplast utilizza un compattatore per ridurre il volume degli scarti prodotti dalla rifilatura dei blocchi e durante il processo di lavorazione e produzione prima di cederli ai riciclatori.

Bisogna sapere infatti che, la gestione degli scarti di produzione, non è solamente un problema ambientale ma anche economico dato che, il loro smaltimento costa e l’EPS (polistirolo) è inserito tra le categorie di materiali che pagano un contributo più alto al Conai.

D’altro canto, lo stoccaggio degli scarti in azienda occupa molto spazio prezioso, rendendo difficile la logistica.

Ed è a questo punto che entra in gioco il compattatore: i vari scarti di produzione (sfrido, elementi danneggiati, etc) vengono inizialmente triturati finemente da delle lame, il prodotto ottenuto è poi convogliato in un “silos”, direttamente collegato alla macchina, che riceve il materiale per caduta compattando il tutto in blocchi a forma di parallelepipedo.

I blocchi vengono quindi collocati su bancali pronti per essere ceduti ai riciclatori che li trasformano in granuli di materia prima seconda, per tornare nel ciclo produttivo in ottica di economia circolare; infatti dal polistirolo pressato è possibile ottenere anche:

penne (tipo Bic)

solette per le scarpe

oggettistica per la scuola come righelli, goniometri, etc (quelli trasparenti sono in plexiglass)

nuovi blocchi di polistirolo da reinserire nel ciclo produttivo

 

Esistono due tipologie di polistirolo pressato: la prima è quella più “pura” ed è composta da bancali di polistirolo bianco, la seconda è detta Floreale ed è composta da blocchi di polistirolo misto come bianco, azzurro e nero grafitato.