polistirolo Archivi - Pagina 2 di 2 - Poliplast Polistirolo
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Il polistirolo in edilizia è utilizzato come isolante termico nell’applicazione a cappotto sia per gli edifici sia nuovi sia per quelli in fase di ristrutturazione. L’EPS ha un’elevata capacità di isolamento termico perché è costituito per il 98% di aria intrappolata in celle chiuse, che favoriscono elevate prestazioni termiche. La struttura dell’EPS permette quindi di limitare le dispersioni di calore, contribuendo al risparmio dei combustibili fossili usati per il riscaldamento e riducendo le emissioni di anidride carbonica. L’EPS ha una conduttività termica ridotta grazie alla sua struttura cellulare chiusa, formata per oltre il 90% di aria. Questa caratteristica gli conferisce un’ottima efficacia come isolante termico.

pannello isolante termico

L’EPS prodotto in lastre può essere impiegato nei seguenti casi:

– isolamento dei tetti a falde e dei tetti piani

– isolamento delle pareti verticali dall’esterno

– isolamento delle pareti verticali in intercapedine e dall’interno

– isolamento di pavimenti e soffitti

 

Il polistirolo espanso è permeabile al vapore acqueo, quindi è traspirante, ma è impermeabile all’acqua. La permeabilità al vapore acqueo fa si che all’interno di edifici e ambienti isolati con polistirolo espanso non si formino muffe. L’acqua non scioglie il polistirolo né attraversa le pareti delle celle chiuse. L’assorbimento per immersione, una situazione che non si verifica in pratica, ammonta al massimo al 5-8% in volume.

isolante termico

Più interessante per l’impiego è l’assorbimento per capillarità, che è praticamente nullo, e soprattutto l’assorbimento dell’aria umida.

Il polistirolo, essendo composto di carbonio e idrogeno, è di sua natura un materiale infiammabile. Inizia la sua decomposizione a circa 240°C, con emissione di vapori infiammabili, ma soltanto a circa 500°C si ha una accensione. La successiva propagazione della fiamma avviene spontaneamente nell’EPS normale, se vi è sufficiente apporto di ossigeno, mentre nell’EPS AE (AutoEstinguente), ottenuto con opportuni trattamenti, la propagazione cessa al venir meno della causa di innesco.

– L’EPS si trova generalmente protetto da altri materiali e non ha immediata disponibilità dell’aria necessaria alla sua combustione

– L’EPS richiede una certa energia per la sua accensione; una scintilla o una sigaretta accesa non sono sufficienti

– La combustione può sviluppare, come gas tossici, essenzialmente ossido di carbonio, non diversamente dai materiali lignei presenti nella costruzione o nell’arredamento ma in proporzione molto più ridotta. La combustione dell’EPS non produce diossina che quindi non si ritrova nei fumi prodotti durante un incendio.

 

Vuoi sapere se il cappotto di EPS fa al caso tuo e del tuo edificio? Contattaci

Prima di parlare di numeri e codici dei materiali plastici ci teniamo a fare una premessa.

Pensiamo non sia corretto demonizzare la plastica in tutte le sue forme, piuttosto vorremmo sensibilizzare gli utenti a un corretto uso e smaltimento. In questo delicato periodo di emergenza coronavirus vediamo quanto sia utile questo prezioso materiale col quale sono fatti mascherine, visiere protettive, guanti e abbigliamento monouso.

E’ fondamentale il loro uso per la sicurezza delle persone sia in ambito ospedaliero, sia in ambito casalingo e della vita di tutti i giorni. Purtroppo abbiamo visto dai social con numerose fotografie piazzali adiacenti ai supermercati pieni di guanti e mascherine gettate a terra dopo l’uso. Questo è sbagliato, questo inquina. Cerchiamo nel nostro piccolo di dare un contributo senza additare la plastica come male e inquinante del secolo.

La plastica è importante, serve. Dovremmo essere tutti più coscienti e al momento di smaltirla usare il buon senso. Il problema grande della plastica è quindi a fine vita del prodotto perché spesso gli impianti di riciclo non sono adeguati, per via dei pochi investimenti fatti, e degli alti prezzi che comportano. Occorrerebbe che il paese e il mondo intero adottassero termo valorizzatori (inceneritori) di ultima generazione (esistono ed è giusto investire in questa tecnologia) per ricavare energia dalla combustione senza disperdere sostanze nocive.

Detto ciò entriamo nel dettaglio dell’articolo e vediamo quali sono e cosa significano i numeri e i codici presenti sul packaging in plastica che usiamo tutti i giorni.

Vanno da 1 a 7, e sono accompagnati da sigle. Si trovano principalmente sulle bottiglie, su pack di cosmetici e alimenti. Indicano caratteristiche precise: come leggerezza e flessibilità.

Gli indicatori da conoscere sono sette, come spiegato anche dal Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e i recupero degli imballaggi in plastica) e servono come linee guida per i centri di smistamento dei diversi tipi di plastica. Inoltre, possono permettere al consumatore di riconoscere le caratteristiche dei vari contenitori plastici.

Ecco dunque quali sono i numeri e le sigle (dei polimeri) da conoscere.

01 PET
Pet è l’abbreviazione di “polietilene tereftalato”. Dà vita a una plastica leggera e flessibile che viene impiegata – di solito – nelle bottiglie, nelle vaschette (anche usa e getta) o nei blister. I prodotti realizzati con questa combinazione non dovrebbero essere utilizzati più di una volta, perché aumentano il rischio di contaminazioni batteriche. Una volta svuotati, quindi, dovrebbero essere smaltiti. A livello europeo, come sottolineato dall’European food safety authority (Efsa) nel maggio del 2017, si stanno studiando diversi processi per il riciclaggio sicuro di questi contenitori in modo che non siano nocivi per la salute umana.

02 HDPE
La sigla Hdpe indica il “polietilene ad alta densità” che forma materiali plastici rigidi. In questo caso, vengono realizzati bottiglie, tappi in plastica e contenitori per alimenti (come per esempio yogurt), per detergenti e per cosmetici. Le bottiglie che riportano questa combinazione sono ritenute le meno soggette a contaminazioni esterne.

03 PVC
Pvc sta a indicare il “cloruro di polivinile” e ne derivano gli imballaggi alimentari e alcune bottiglie di olio da cucina. Il Pvc è molto usato anche in altri settori, soprattutto in quello dell’industria delle costruzioni.

04 LDPE
In questo caso, si ha una plastica flessibile (al contrario dell’Hdpe) e duttile. È usato principalmente nella realizzazione di sacchetti e buste. In alcuni frangenti si è evidenziata la pericolosità di questa sostanza. L’European food safety Authority (Efsa) ha pubblicato nel febbraio 2017 uno studio che osserva anche la contaminazione da Ldpe per garantire che non ci sono pericoli per i consumatori e per indicare le soglie di rischio.

05 PP
Si tratta del polipropilene, che dà agli oggetti le caratteristiche di rigidità e resistenza. Protegge quindi gli alimenti delicati. Trova il suo uso comune nella plastica, a cominciare dagli articoli casalinghi e dai giocattoli, ma anche in molti imballaggi come barattoli e flaconi.

06 PS
È la sigla che indica il polistirene (o polistirolo) che forma il materiale leggero che di solito è usato negli imballaggi o che è impiegato per la realizzazione, per esempio, dei comuni bicchieri o piatti di plastica monouso.

07 Altro
In quest’ultima categoria sono contenuti tutti gli altri tipi di plastica, non elencati in precedenza. Sotto al numero 7 rientrano anche i prodotti realizzati con la combinazione di più elementi, come per esempio una vaschetta che abbia uno strato esterno di un materiale e uno interno di un altro.

Il polistirene, noto comunemente come polistirolo, è una  materia plastica inattaccabile da funghi, batteri e altri microrganismi, non viene aggredita da agenti esterni ed è fortemente resistente all’umidità, può essere trasportato facilmente ed una delle principali caratteristiche, oltre alla duttilità, poi, è l’atossicità, una caratteristica che rende questo materiale perfetto come imballaggio per gli alimenti.

Il polistirolo, inoltre, può essere riutilizzato o riciclato facilmente, ed è possibile anche tagliarlo, spezzarlo, dividerlo con le mani senza rischi per la salute.

Come fare la raccolta differenziata del polistirolo

La  raccolta differenziata del polistirolo  è talvolta motivo di dubbi in particolare sul corretto recipiente da usare. Il dubbio sorge per la differenza di regolamento da comune a comune che, in alcuni, casi vuole che nel raccogliere il polistirolo occorre fare un’ulteriore distinzione in base al tipo di polistirolo da smaltire.
Generalmente il polistirolo va gettato nel bidone della raccolta della plastica.

Parlando della nostra Provincia, Pesaro Urbino, Marche Multiservizi ha dato le seguenti direttive:

• Cassette di plastica e polistirolo: piccole dimensioni nella plastica, grandi dimensioni portarli al centro di smaltimento
• Chips da imballaggio in polistirolo espanso: nella plastica
• Imballaggi in polistirolo: piccole dimensioni nella plastica, grandi dimensioni portarli al centro di smaltimento
• Vassoi in polistirolo per alimenti: nella plastica
• Barre da imballaggio in polistirolo espanso: piccole dimensioni nella plastica, grandi dimensioni portarli al centro di smaltimento

 

Il processo di Riciclo del Polistirolo:

Dopo la  raccolta differenziata, il polistirolo subisce diversi processi:
• triturazione;
• fusione tramite applicazione di calore a pressioni controllate;
• estrusione e conseguente solidificazione;
• rimodellamento attraverso l’applicazione di calore a pressioni controllate per ottenere un materiale lavorabile.

 

Consigli “creativi” per il riciclo

Oltre a differenziare in modo corretto gli imballaggi in polistirolo che utilizziamo quasi quotidianamente, vorremo darvi qualche consiglio utile per il riutilizzo degli stessi, per non rinunciare alla comodità del polistirolo senza però avvelenare il nostro pianeta.

Ecco qualche congilio:

• le vaschette per gli alimenti si possono lavare con acqua e aceto per rimuovere gli odori e, successivamente, riutilizzarle: per conservare nuovi alimenti, come sottovaso per le piante oppure con un pizzico di creatività si possono trasformare portaoggetti colorati (basta colorarle con vernici a base acqua, senza solventi, oppure decorarle con tanti pezzetti di stoffa)

• il polistirolo si può facilmente spezzare a mano, anche le vaschette, e riutilizzare come imballaggio per spedire i vostri pacchi con contenuto fragile\delicato;

• è possibile disegnarci una qualsiasi sagoma\forma a matita per poi ritagliarla con un taglierino, per semplificare l’operazione si può riscaldare la lama con un accendino. Una volta ritagliati i vostri elementi potete decorarlo con vernici a base acqua (no solventi che sciolgono il polistirolo) o incollarli tra di loro con della colla per plastica;

• si possono usare le formine dei biscotti per ritagliare\sagomare il polistirolo e poi decorarlo;

• è possibile ritagliare il polistirolo in qualsiasi forma, decorare ed utilizzare come sottobicchiere creativo;

 

Se vi vengono in mente altri modi di recuperarlo fatecelo sapere!